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Il Natale: la mia versione dei Ricordi

È una notte fredda. Una notte fredda e buia. Resto accoccolata sul minuscolo davanzale della finestra del mio nuovo salotto a osservare le strade silenziose, vuote, colme di neve, in lontananza il rumore dello spazzaneve. Una tazza calda di te accanto, una manciata di foto, tra le mani un foglio bianco, una penna e nella testa un turbinio di pensieri, quelli di sempre.

Dicembre è arrivato è qui, robusto e vivo nel suo autentico e incontaminato splendore.

I fiocchi candidi, soffici come piume, danzano liberi e leggeri nell’aria e atterrano lentamente in un sublime silenzio, confondendosi con il paesaggio. Le luminarie occhieggiano spavalde e divertite dalle finestre accese delle case timidamente ed intimamente illuminate.

Natale…Il periodo dell’anno che mi scalda anche se le temperature dicono il contrario, da sempre, anche quando da bambina forte, testarda e coraggiosa incollavo il naso alla finestra entusiasta mentre papà, indaffarato, illuminava il giardino con chilometri di fili dorati e lucine rosse, verdi, gialle e blu che giocavano, impazienti di prendere vita e comporre un disegno, così piccole ma così potenti da accendere gli occhi, incendiare gli animi e scaldare il cuore. Il Natale era là fuori ad attendermi, lo potevo vedere e sentire in ogni dove, lo respiravo e lo toccavo ogni mattina prima di andare a scuola, sperando che facesse buio sempre prima per incantarmi e perdermi davanti a quello spettacolo meraviglioso.

E anche ora che di tempo ne è trascorso, e ho 30 anni, l’atmosfera del Natale mi contagia e mi travolge sempre più in anticipo. Quest’anno era pieno agosto, in pieno trasloco, indossavo ancora le infradito e c’era la stessa temperatura che serve al tacchino per cuocersi in forno, ma tra i pensieri respiravo già la magia canticchiando timidamente “All I Want for Christmas” e pensando a come decorare casa nuova, al profumo inebriante della cannella, a come avrei decorato gli omini di pan di zenzero, agli avvolgenti maglioni con le trecce, alla neve da guardare seduta davanti al fuoco scoppiettante di un camino acceso.

Sono una persona da decorazioni, da albero e presepe, passo le ore ad addobbare la casa con qualche sottofondo musicare a tema, senza mai stancarmi. Grovigli di fili palline e fiocchi che ogni anno rischio di riuscire a sgrovigliare a Natale passato, un po’ come i miei pensieri.

Ma Natale è famiglia, un tempo per fermarsi e guardarsi nei cuori, per stare insieme, per ritrovarsi e viversi. Il giusto calore di braccia vicine o lontane, rassicuranti, forti, ampie ed accoglienti che profumano di mandarini e biscotti caldi alla vaniglia appena sfornati, morbide di lana. Occhi e sorrisi di belle persone che addobbano la mia vita anche quando mi sento smontata e che ritrovo qui schierate intrappolate tra le fitte pieghe di assopiti ricordi.

Accarezzo emozionata le pagine di un passato lontano e ritrovo con le lacrime agli occhi e la gioia nel cuore il sapore delle feste passate…

Ricordi che profumano di amore, di serenità e spensieratezza.

E ora? Ora il Natale mi emoziona ancora come se dovesse accadere sempre qualcosa di magico, unico e speciale, un giorno che rende l’impossibile possibile, l’unico modo per allontanare e dimenticare un po’ paure e tristezze!

Non ho più la furia nello scartare i regali, i più belli li ho e li avrò al mio fianco per una vita; la famiglia, gli amici veri, pochi, da contare sulla punta delle dita, i pelosi di casa, e, magari, qualcuno che ha deciso di amarmi con pregi e difetti anche se a distanza ed è proprio il mio vissuto a farmi da “promemoria” a tutto questo… A ricordarmi la mia immensa fortuna!

C’è un momento in particolare in cui tutto cambia ed è il periodo che precede il Natale!

Un percorso a tappe per ottenere la magia, come un grande vaso trasparente da riempire di parole, presenze, esperienze ed emozioni, una collezione di luci per illuminare ogni angolo ed ogni momento buio dei 365 giorni a venire.

Sì, io amo il Natale…  Amo i colori , le luci che illuminano le città, gli addobbi natalizi e festosi in tutte le case, l’aria frizzantina un po’ pungente di dicembre che ti pizzica il naso ed arrossa le guance, raffreddando i pensieri e quei momenti resi magici da leggeri fiocchi bianchi che come dolce zucchero a velo ricoprono i tetti delle case, le maratone di film natalizi che obbligatoriamente si guardano sdraiati sul divano con una profumata tisana calda e una coperta di pile, le musiche nei negozi e le vetrine scintillanti… ma soprattutto amo la gioia e l’entusiasmo dipinti sui volti dei bambini nel vedere tutto questo e nell’aspettare quella magica notte in cui tutto è possibile…

Ognuno di noi, a Natale, custodisce qualcosa di speciale, che sa di casa.

Ogni anno apro montagne di scatoloni vecchi e impolverati, gli stessi che con dolore e difficoltà abbandono in soffitta il 7 gennaio per ritrovare puntuali il 1 dicembre e con un tocco deciso, per magia, risveglio il passato… Con eccitazione, stupore e un pizzico di malinconia arraffo la mia collezione privata di luci, palline scintillanti e statuette e anno dopo anno traghetto il passato nel presente…  rinnovo la tradizione della bis nonna adagiando quelle fragili pecorelle di gesso, rivestite di soffice e candida cotonina, sul traballante ponticello in legno su quel laghetto che negli anni ha preso il posto della carta stagnola, là ai piedi delle maestose montagne di sughero, dove tutto prende vita tra i soffici e uniformi prati di muschio verde. Poi accendo il forno per preparare quella preziosa ricetta che in famiglia tutti aspettano perché è ormai parte della nostra storia e dei nostri Natali. E mentre il dolce cuoce risvegliando quell’appetito sempre così troppo incostante e capriccioso, a ricordarmi le mie troppe fragilità, rileggo decine di biglietti d’Auguri … Auguri archiviati, auguri seriali, auguri personali, auguri telegrafici e auguri-fiume, auguri-sorpresa perché inattesi, auguri sperati ma non arrivati. Li colleziono i biglietti di auguri,  aspetto il 25 dicembre per scartare le parole, in fondo da romantica e illusa sognatrice quale sono per me le parole hanno ancora un peso se scritte con il cuore.

Natale per me è un tempo che è stato.
E’ l’emozione della recita a scuola, con l’assoluta voglia di salire su un palco a ripetere quelle otto righe imparate con tanto impegno e amore: “Stella Stellina… ”. È leggere la pace e la serenità negli occhi di mamma e papà. È aspettare la mezzanotte, per adagiare Gesù bambino nella mangiatoia del presepe intonando “E’ nato il Bambino..”  E’ ritrovarsi il pomeriggio del 22 dicembre, ancora incredula che siano iniziate le vacanze: “davvero non devo fare i compiti?”. Svegliarsi con l’assordante rumore dell’aspirapolvere perché a Natale tutto deve essere perfetto. Guardare in televisione con mamma i film di Natale mentre si aspetta papà di ritorno dal lavoro.  È il profumo buono da spruzzarsi la sera prima di uscire per andare al cinema, gli abiti eleganti, il cappotto pesante, la sciarpa avvolta stretta stretta al collo per non prendere freddo e scongiurare l’ennesima febbre proprio a Natale. È la macchina appena lavata. È la colazione con il latte e il panettone della sera prima.

Natale per me è un’attesa che si rinnova.
E’ cercare di rimanere svegli per vedere ed incontrare Babbo Natale. Il desiderio di ricevere i regali, il rumore della carta strappata, la felicità dipinta sul volto di tutti, scolpita nei cuori. Intuire le figure di mamma e papà muoversi di soppiatto in salone ed inciampare puntualmente nel tappeto strappandomi un sorriso soffocato sotto le coperte. È svegliarsi la mattina del 25 dicembre emozionati, impazienti di correre a piedi nudi a scartare i regali con i canti tradizionali di sottofondo nella cassetta del vecchio stereo di casa, troppo importante da meritarsi sempre qualche riparazione settimanale.  E’ la vigilia dai nonni, con i cappelletti in brodo e la messa di mezzanotte del paese con il presepe vivente. Io vestita da angioletto mentre fiera indosso l’abito da comunione della mamma e un paio di ali che mi avrebbero portato ovunque avessi voluto.  E’ vincere a “Scopa” e perdere a “Briscola” contro nonno mentre la bisnonna racconta il passato esordendo con un rassicurante e musicale: “Lo sai Cristina che …” E’ la scelta del film da vedere al cinema il 26 pomeriggio e ritrovarsi poi a casa, prima di cena, imbambolata ancora una volta davanti a “Natale nella 34a strada”.

 

Natale per me è un tempo speciale che ritorna.

È sentirmi ancora chiamare Pulce.  È non sentirmi sola, sapere di poter contare sempre su qualcuno di davvero importante distante ma vicino. E’ un momento di pace dopo la guerra. L’approdo dopo un lungo viaggio fatto di 365 lunghi ed interminabili giorni. Il ritorno a casa dopo l’ospedale. Il tentativo di lasciarsi alle spalle il ricordo orribile di una sala di aspetto, il corridoio blu di un reparto. E’ “Verso l’infinito e oltre”. La temporanea tregua dalle sofferenze, la speranza di un futuro migliore. E’ tutti quelli che non ci sono più. E’ tutti quelli che sono di nuovo qui. E’ tutti quelli che voglio e avrò sempre con me.

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