La misura del mondo
RECENSIONI

La misura del mondo – Daniel Kehlmann

Consiglio assolutamente Daniel Kehlmann. Intelligenza, spirito di osservazione e favolosi dialoghi! (Marcel Reich Ranicki).

Quando il più famoso, importante e spietato critico tedesco elogia così un autore, viene quantomeno la curiosità di leggerlo; e una volta iniziato diventa impossibile, quanto intollerabile smettere per non perdere quel senso di sagace serenità e quel pizzico di auto ironia che emana dalle sue pagine.

“Ma mentre Humboldt superava la periferia di Berlino e si immaginava Gauss seduto al suo telescopio a osservare i corpi celesti, le cui orbite sapeva riassumere in formule semplici, per la prima volta non avrebbe più saputo dire chi dei due aveva girato mezzo mondo e chi era sempre rimasto a casa”.

Può un uomo, per una vita intera, stare chiuso in una stanza a portare avanti esperimenti, calcoli e viaggiare quanto un altro che per tutta la sua esistenza ha attraversato oceani, scoperto canali leggendari, scavato fin quasi ad arrivare al centro della terra?

Si può farlo, almeno questa è la risposta secca e decisa che ci mette di fronte Daniel Kehlmann nelle pagine del suo romanzo “La misura del mondo”.

Il congresso degli scienziati tedeschi del 1828 ospita due personaggi illustrati, due menti brillanti: il barone Alexander von Humbelt e Carl Friedrich Gauss. Ormai avanti con gli anni e alle prese con lo studio del magnetismo, i due si incontrano di persona per la prima volta dopo aver sentito tanto parlare l’uno dell’altro. Il matematico brontolone e il logorroico esploratore si raccontano apertamente, rievocando il passato trascorso ai due capi opposti, o quasi, del globo terrestre, solo per scoprire di aver dedicato la vita intera al medesimo scopo: TROVARE LA MISURA DEL MONDO e così la vecchiaia dei due scienziati si tinge di malinconia sullo sfondo di tirannie e movimenti liberali. 

“Quando si ha paura delle cose bisogna misurarle”

 

Alexander von Humboldt, sempre impeccabile con lo stemma di famiglia e la sua finanziera, attraversa il profondo oceano per esplorare la natura del Sud America e le sue sconosciute meraviglie insieme al povero Bonpland, collaboratore sempre dimenticato dalle cronache, persino da Wikipedia. Geniale e folle, il barone testa su di sé, e nell’immediato, ogni folgorante intuizione e diventa il padre accreditato della geografia moderna, apportando numerosi miglioramenti alla cartografia e allo studio sul magnetismo. Tra un brillante soliloquio sul punto di ebollizione dell’acqua in alta quota e un’allucinazione dovuta all’ingestione volontaria del curaro, per scopi scientifici, scopre la sorgente dell’Orinoco, esplora grotte anguste e profondissime, si cala indomito nei vulcani ripromettendosi di provare che il cuore della terra è caldo, anzi, molto caldo.

Rimanendo immobile in Germania, atterrito e smarrito al solo pensiero di doversi trasferire da casa fino a Gottinga, il matematico Gauss si dimostra invece un ragazzo prodigio: vive di donne, di velocità di pensiero, di equazioni, della pubblicazione di un tomo voluminoso dedicato all’essenza dei numeri e di astronomia. Non ha bisogno di girare per il mondo per misurare orbite spaziali: salire su una mongolfiera gli apre uno scuarcio sulla realtà più che sufficiente a dargli una timida infarinatura del concetto di viaggio e intravedere la pallida luna dalle cortine del talamo nuziale basta e avanza a farlo saltar giù dal letto per annotare prontamente una formula imperdibile.

Daniel Kehlmann, prolifico scrittore tedesco, romanza con astuzia e ingenio le vicende e gli aneddoti che riguardano due grandi figure della scienza ottocentesca e le rende umane, vive, fatte di genialità e di follie, di passioni infinite e di debolezze ridicole, consentendo ai lettori meno avvezzi allo studio della scienza di conoscere a fondo i “dietro le quinte” delle più grandi scoperte della fine del diciottesimo secolo e le particolarissime biografie di due uomini di cui spesso, purtroppo, si conosce soltanto il nome.

Il Bavarese ripercorre così le traiettorie di vita di questi due semisconosciuti titani della scienza europea, fino a farle intersecare. Humbolt e Gauss, infatti, non potrebbero essere più diversi tra loro: il primo é di origini aristocratiche, il secondo plebee. Il primo é divorato da una voglia indomabile di viaggiare, il secondo non si muove dalla natia Göttingen neanche a pregarlo. Il primo é di indole liberale, il secondo è un arcigno conservatore. Il primo é un omosessuale represso, il secondo ama le donne – anche se, mette la matematica davanti a tutto. Due rette parallele, insomma, destinate a non incontrarsi mai come ci insegna la geometria… ma Kehlmann, forzando le regole riesce nel miracolo di farle congiungere, incontrare in una grigia giornata del 1828; e lo fa con uno stile davvero unico.

Uno scorcio ottocentesco ritratto a tinte vivide, un’opera che parla di scienza, che con la scienza ha l’ambizione di dialogare, di confrontarsi!

 

AUTORE: Daniel Kehlmann

TRADUZIONE DI: Paola Olivieri

GENERE: Romanzo, Fiction storica, Narrativa biografica

EDITORE: Feltrinelli 2006

NUMERO DI PAGINE: 254

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